ROMA – Non solo Facebook. Anche Telegram sarebbe pronta a lanciare la sua criptovaluta, Gram. Lo riporta il New York Times. Se ne era parlato all’inizio del 2018, quando l’applicazione aveva lanciato la sua Ico. O, meglio, una “prevendita” privata con la quale offriva i Gram in cambio di dollari ed euro (non, come di solito accade di solito in questi sistemi di raccolta, bitcoin o ether). In due tornate ha ottenuto 1,7 miliardi di dollari, arrivati (altra cosa che discosta l’operazione da un’Ico classica) da un numero limitato di investitori (175), soprattutto istituzionali (compresi venture capital come Benchmark e Lightspeed Capital). Poi il progetto sembra essersi eclissato: troppe le incognite normative. Adesso però sembra essere pronto il lancio, in tempi molto brevi: entro due mesi. La data non sarebbe casuale. Se si andasse oltre il 31 ottobre, Telegram sarebbe costretto a restituire le risorse raccolte. La clausola, di cui si era vociferato in passato, sarebbe confermata dal New York Times, che avrebbe letto i documenti ufficiali nelle mani di alcuni investitori. Per accelerare il lancio, Telegram sarebbe pronto a proporre un periodo di test “entro una o due settimane”.

Se rispettasse il termine di fine ottobre, il Gram sarebbe lanciato in anticipo rispetto a Libra, la moneta digitale ideata da Facebook. Gli scopi dichiarati sono simili: utilizzare la criptovaluta per acquistare beni e trasferire moneta in tutto il mondo a prezzi minimi. “Nascerà – si leggeva in un documento presentato ai potenziali investitori del 2017 – un’intera nuova economia piena di beni e servizi venduti per criptovaluta”. Il funzionamento di Gram (un progetto che resta comunque ancora opaco) sarebbe però molto diverso. Prima di tutto, la moneta di Telegram non è una stablecoin. Il suo valore non è ancorato a beni reali (come Libra) ma fluttua in base a scambi e protocollo, come i bitcoin. E, come i bitcoin, Gram potrebbe essere scambiata (e non solo convertita).

La moneta sarebbe governata da una rete decentralizzata (battezzata Telegram Open Network, Ton), su cui far viaggiare messaggi, file, transazioni e “contratti intelligenti”. Insomma: un micro-universo, digitale e autonomo, disponibile per tutti gli utenti dell’app. Non si sa quanti siano di preciso, ma nel gennaio 2018 Telegram ha annunciato di aver superato quota 200 milioni. Nonostante l’accelerazione, restano ancora tante le incognite. Le ragioni che avrebbero portato a bloccare il progetto nel maggio 2018, sono ancora presenti: i regolatori sono sempre più attenti al settore crypto e alle monete digitali. E se da un lato Libra ha riproposto il tema e lo ha reso popolare, dall’altro ha anche allertato gli Stati.

Se un anno e mezzo fa, il Gram era una novità, oggi potrebbe risentire della concorrenza di Libra. Il fondatore di Telegram, Pavel Durov, vive inoltre in una posizione più scivolosa: è un miliardario ma non ha la stessa potenza di Facebook e dei suoi partner. Ha dovuto lasciare la Russia per non aver rispettato le norme sulla privacy di Mosca, che gli ha imposto la vendita del social network Vkontakte e ha bloccato Telegram.


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Carlo Verdelli
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