Che effetto le fa diventare prima consigliere comunale di origine cinese a Prato? “Un po’ di emozione, anzi parecchia. Mi sembra di essere all’inizio di un cammino importante”.

Teresa Lin ha 24 anni, una voce gentile, un tono tranquillo. Lei, nata a Firenze e con una laurea in economia negli Stati Uniti e Marco Wong, 56 anni, imprenditore con un passato nelle multinazionali, entrambi candidati nella lista civica che appoggiava il sindaco uscente del centrosinistra e poi riconfermato al ballottaggio, Matteo Biffoni, ce l’hanno fatta. Sono stati eletti. Su 23mila cinesi regolari residenti, 6-700 hanno diritto al voto. Lin e Wong entreranno a far parte del consiglio comunale ed è la prima volta che succede per due candidati di origine cinese: “Porteremo avanti con impegno e passione questo incarico di grande responsabilità, per tutti i pratesi. Lavoreremo per una visione di città più unita, armoniosa e prospera. Di nuovo grazie a tutti”, ha scritto Marco su Facebook postando l’immagine di lui e Teresa con le mani alzate in segno di vittoria. Sono entrambi italiani: “Io sono nata a Firenze da genitori cinesi, ho studiato negli Stati Uniti all’università della Virginia, ho lavorato un anno alla Kmt e poi sono tornata in Italia a Prato”, sottolinea Teresa.

E oggi dove lavora?
“In un’azienda di maglieria dei miei parenti, a Prato. Voglio aiutare l’azienda che è piccola a crescere, voglio aiutarli con le cose che ho imparato studiando finanza all’università”.

Perché ha accettato l’offerta di Matteo Biffoni di entrare in politica?
“Perché io e Marco possiamo essere i ponti che aiutano nell’integrazione. Quando sono tornata in Italia, dopo cinque anni fra studio e lavoro all’estero ho trovato una città molto cambiata nei rapporti”.

Veramente sembra sempre piuttosto chiusa la comunità cinese: nelle fabbriche gli imprenditori cinesi assumono cittadini cinesi o pakistani…
“Si sbaglia, qualcosa sta cambiando. E’ vero che gli italiani che entrano nelle fabbriche cinesi sono per lo più figure qualificate o creativi, ma io ho cominciato a vedere anche degli operai. E penso che l’integrazione debba passare anche da questo: io e Marco vedremo di fare qualcosa attraverso una app o altro, per mettere in comunicazione proprio domanda e offerta. Oggi è ancora difficile, per imprenditore cinese è più facile mettere un annuncio con un ideogramma o cercare nella lista dei conoscenti col passaparola”.

Come pensate di combattere il lavoro nero e le tante illegalità che le indagini di polizia ancora denunciano?
“Con l’informazione. Penso che alcune delle irregolarità vengano commesse perchè non si conoscono le leggi italiane, infatti dopo i controlli della Regione e le spiegazioni sulla sicurezza, la situazione è molto migliorata”.

Quante preferenze avete ottenuto?
“Io 299 voti, Wong 279. A me sembra un bel risultato perché ho visto crescere piano piano, andando a incontrare le persone, l’interesse per il voto fra i giovani di seconda e terza generazione e questo è un grande segnale, significa che c’è entusiasmo, va coltivato. Non c’è più la barriera della lingua presente nella prima generazione di immigrati, i giovani hanno frequentato le stesse scuole di chi è pratese… Ecco, se devo pensare alla Prato dei prossimi anni, io vedo una città con un grande mix culturale e una comunità unica”.

In piena campagna elettorale è stato creato un profilo sui social per screditarla.
“Si, ma ho denunciato tutto e hanno anche capito chi è stato. Guardo avanti, abbiamo molte cose da fare per costruire ponti tra le due comunità, italiana e cinese. Ce la faremo”.


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