I Supercharger di Tesla, la società di Elon Musk che produce auto elettriche, si diffonderanno sempre di più. Verso una rete in grado di coprire l’intera Europa entro il 2019. Con punti di ricarica veloce collocati non solo fra città e città ma anche all’interno delle aree urbane, in certi casi perfino nei condomini. In fondo non tutti possono o vogliono ricaricare la propria auto elettrica nel box di casa, ammesso che ne dispongano.
 
Proprio su Twitter (e dove, altrimenti?) il vulcanico fondatore del gruppo ha svelato che la società sta programmando un’espansione che coprirà “il 100% dell’Europa” dal prossimo anno. “Dall’Irlanda a Kiev, in Ucraina, dalla Norvegia alla Turchia” ha aggiunto rispondendo a un tweet che contestava come alcune parti d’Irlanda, Dublino inclusa, non siano sufficientemente coperte dal network di supercaricatori.
 
Il lancio della nuova strategia si lega anche all’arrivo in commercio della versione europea della Model 3, il modello “economico” del gruppo che sarà equipaggiato anche con porte compatibili col sistema Css, “Combined Charging System”, lo stesso con cui sarà aggiornata l’intera rete Supercharger. Insomma, Musk ha capito che senza la sicurezza di una rete di ricarica capillare l’elettrico non ha futuro.
 
Cosa sono i Supercharger? Si tratta di colonnine aperte 24 ore su 24 dove si può ricaricare la batteria della propria Tesla in pochi minuti. Si trovano di solito vicino a hotel, centri commerciali, stazioni, in autostrada. Ce ne sono in Italia – una trentina, molte altre in apertura – così come nel resto del mondo. Per trovarle basta consultare la mappa sul sito di Tesla (o impostarle all’interno del sistema di navigazione del veicolo). La ricarica dura circa mezz’ora e si paga al kWh o al minuto a seconda del paese in cui ci si trova. In Italia il prezzo è di 0,25 euro per kWh.
 
Ma c’è di più. La rete di Supercharger, predisposta come noto solo per le automobili Tesla, potrebbe in questo modo aprirsi ad altri modelli dal momento che lo standard Css è quello più comunemente usato per i veicoli elettrici in Europa. Si tratterebbe di un salto notevole per l’infrastruttura continentale di ricarica. Non a caso Drew Bennett, capo della divisione delle infrastrutture di ricarica, ha spiegato che la società ha già avviato confronti con altri produttori automobilistici ma che, sfortunatamente, per il momento non ci sono piani concreti né accordi in vista per aprire le proprie colonnine anche a Toyota, Nissan e così via.

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Mario Calabresi
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