Molte le reazioni di sorpresa all’abolizione del numero chiuso a Medicina annunciata dal Consiglio dei ministri. “Ci aspettavamo un intervento importante del governo nel campo della formazione dei medici – dice Pierluigi Marini della Acoi, associazione di chirurghi ospedalieri – ma l’abolizione del numero chiuso per l’accesso alle facoltà di Medicina, senza un congruo aumento delle borse di specializzazione rischia di essere un boomerang. I giovani laureati in medicina che non entreranno nelle scuole di specializzazione dovranno per forza di cose cercare lavoro all’estero. Assisteremo ad una nuova fuga di cervelli”.

Per il presidente dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi quella presa è una “decisione folle”. Per l’Unione degli universitari (Udu) “Il governo continua a parlare per slogan e a fare una continua campagna elettorale anche sulle manovre della legge di bilancio. Si parla di eliminazione del numero chiuso a Medicina: bene l’intenzione, sosteniamo da anni che l’attuale sistema di accesso vada superato. Ma non si dice in quale modo, non si fa un minimo accenno alla copertura economica e agli investimenti che si devono fare per attuare una simile manovra da subito. Così facendo si rischia solo di mandare in tilt le Università, che senza ulteriori finanziamenti non potrebbero sostenere da subito tutti gli studenti. Oltretutto si parla solo di Medicina dimenticando altri corsi di studio, come ad esempio Architettura, dove la barriera di accesso all’entrata deve essere eliminata subito in quanto i richiedenti sono addirittura inferiori rispetto ai posti disponibili”.

Secondo il rettore della Sapienza, Eugenio Gaudio, ci si trova di fronte a “un arretramento gravissimo e un passo indietro di 30 anni con il rischio di perdere il valore europeo della laurea in Medicina perché sarà impossibile certificare la frequenza con un numero di iscritti 5 volte superiore a quello che le università possono formare bene”. Come sistema universitario ribadiamo la disponibilità ad aumentare i posti per le facoltà di Medicina fino a 15 mila in base alle esigenze del Ssn, ma una apertura indiscriminata porterebbe all’impossibilità di una formazione adeguata perché avremmo dei problemi organizzativi con le strutture, con le aule, con i docenti. Oggi i posti per le scuole di specializzazione sono limitati a circa 7 mila, cosa accadrebbe se dalle facoltà uscissero 50 mila laureati in Medicina, come si potrebbero specializzare?»

Moltissime le reazioni sui social.

 




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