NELLA foto che l’aveva resa celebre sembrava abbracciare il sub che l’aveva salvata. Marium (o Mariam), così era stata battezzata (“signora delle acque” nella lingua locale), la cucciola di dugongo trovata in Thailandia nell’aprile scorso non ce l’ha fatta. E’ morta a otto mesi per una infezione causata dalla plastica ingerita, secondo i veterinari dell’isola di Koh Libong, nella provincia di Tang, che hanno tentato di tutto pur di salvarla ancora una volta.

Il dugongo, un mammifero erbivoro che può raggiungere i 3 metri di lunghezza, è classificato dallo Iucn come specie “vulnerabile all’estinzione” che nelle acque thailandesi conta circa 250 esemplari.

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Marium era stata soccorsa nella provincia di Krabi e accudita da un team di 10 biologi del Department of Marine and Coastal Resources (Dmcr) che l’avevano trovata nutrita con una mistura di latte e alghe a sostituire l’allattamento naturale (fino ai 18 mesi di età), interrotto prima del tempo dalla scomparsa della madre.

In migliaia avevano seguito su Facebook i volontari alle prese con l’allattamento ‘artificiale’ per aiutarla a crescere. Ma nelle ultime settimane, secondo la ricostruzione del Guardian, la piccola di dugongo sembrava non avere più appetito ed era stata trasferita in una nursery per analizzare il suo stato. Finché l’infiammazione intestinale causata da scarti di plastica ingoiati e non digeriti, ritrovati durante l’autopsia, non è degenerata in una infezione che non le ha lsciato scampo. Sul corpo di Marium sono stati trovati anche lividi che fanno pensare a un possibile attacco subito da parte di un altro dugongo.

Sui social, dove Marium è ricordata con gli appellativi “sweetie” e “sweet heart”, si è subito sollevata un’ondata di messaggi di addio per il giovane dugongo scomparso (#Marium). Ma ciò che importa, come sottolinea il direttore di Medicina veterinaria dell’Università di Chulalongkorn a Bangkok, Nantarika Chansue, è che la sua morte serva come monito per agire quanto prima in difesa dell’ambiente, per “salvare l’uomo e la natura”.


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Carlo Verdelli
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