Il tribunale di Torino ha respinto a richiesta di sorveglianza speciale per due anni per Davide Grasso, 39 anni e Fabrizio Maniero, 43 anni, identificati come foreign  fighters per la loro partecipazione ai combattimenti in Siria al fianco del Pkk. 

I due erano finiti nel mirino della Digos e della procura dopo il loro rientro in Italia e la procura aveva chiesto per loro – difesi dagli avvocati Frediano Sanneris e Lea Fattizio  – insieme a Paolo Andolina, 28 anni, Jacopo Bindi 33 anni e Maria Edgarda Marcucci, 27 anni, tutti esponenti dell’area antagonista. Per gli ultimi tre –  difesi dall’avvocato Claudio Novaro –  la sezione misure di prevenzione del tribunale di Torino ha chiesto maggiori approfondimenti prima di prendere una decisione. Per loro dunque il giudizio è al momento sospeso.

La vicenda aveva sollevato anche le proteste di molti intellettuali a cominciare da Zerocalcare .

La misura era stata chiesta per la presunta pericolosità dei soggetti in relazione alla loro abilità nell’uso delle armi acquisita durante la militanza in Siria nel combattere contro l’Isis. “L’adesione a forme di protesta sociale,, attuate per diverse motivazioni, fra cui l’opposizione alla costruzione di grandi opere –  scrivono i giudici – non costituisce di  per sé argomento per cui è possibile trarre per la valutazione della pericolosità” E aggiungono: “L’eventuale addestramento all’uso di armi e la partecipazione a eventi bellici, in gran part ammessi dagli stessi, non saranno ritenuti di per se rilevanti se quelle competenze non si sono riverberate in episodi successivi di pericolosità sociale”. L’esperienza siriana, secondo i giudici, “non incide sulla pericolosità e le condotte successive”.


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