“Lo dichiariamo chiaro e tondo, se ci fermiamo si ferma il mondo”. Un centinaio tra donne, uomini e bambini, si sono trovati questa mattina in piazza Castello per l’Otto marzo, per aderire allo “sciopero globale transfemminista” promosso dalle attiviste di “Non una di meno”. Da piazza Castello questa mattina la manifestazione si è mossa verso Porta Palazzo, per opporsi al cliché della spesa come attività femminile, invitando i consumatori a prenderne coscienza; poi, è il programma, tutti al Campus universitario Einaudi.

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Il corteo ha imboccato via Garibaldi e la polizia ha provato a bloccarlo all’incrocio con via XX Settembre – con ogni probabilità cercando di “proteggere” il Comune dopo le recenti contestazioni degli anarchici alla sindaca Chiara Appendino – ma non c’è riuscita. Le attiviste, spingendo, hanno fatto indietreggiare il blocco di agenti in tenuta antisommossa riuscendo a “sfondarlo” a suon di spintoni.

I manifestanti sono tutti vestiti di fucsia e nero, come da dress code nella manifestazione a favore dei diritti delle donne e contro ogni sopruso e violenza di genere, sul posto di lavoro, in famiglia o nella società. La giornata, che durerà fino alle 16, quando partirà un altro corteo da piazza Statuto, è iniziata con un gioco: cartelli a terra con su scritte “etichette” – isterico, eterosessuale, materno, promiscuo/a, femminile, sono solo alcune di queste – venivano consegnati ai partecipanti per etichettarli e poi confrontare quegli aggettivi con la realtà. Un modo, spiegano le organizzatrici, per mettere in evidenza come non sempre l’impressione o una parola possano identificare una persona.


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