ROMA – Un coltello per combattimenti corpo a corpo, in dotazione ai marines statunitensi sin dal 1942, quando prese il posto dei vecchi pugnali da trincea in bronzo o in lega della Prima guerra mondiale, ritenuti ormai inadeguati.

È il coltello a lama fissa lunga 18 centimetri tipo ‘Trench knife’ Ka-Bar Camillus con lama brunita modello marines con impugnatura di anelli di cuoio ingrassato e pomolo in metallo brunito che ha ucciso il vice brigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, colpito – per l’appunto in un corpo a corpo, in strada – 11 volte dallo statunitense Finnegan Lee Elder.

Un’arma con una lama di quasi 18 centimetri, il pugnale per antonomasia del Secondo conflitto mondiale. Chi si arruolava preferiva portarsi il pugnale da casa piuttosto che usare le diverse varianti del coltello ‘Mark’, e la Difesa Usa capì che era tempo di trovare un pugnale che fosse maneggevole, multiuso (sia in combattimento che per altri utilizzi) e con una lama robusta. Fu così che si rivolse alla Camillus Cultery di New York che negli anni della guerra ne produsse un milione di esemplari e continuò anche dopo, con un tale successo da cambiare il nome dell’azienda in Ka-Bar Knives.

Questo nome ha anch’esso un’origine particolare: l’azienda lo fa risalire a una lettera mandata da un cacciatore alla Camillus per tessere le lodi dell’arma con cui era riuscito a uccidere un orso che lo aveva aggredito. Tra le poche parole ancora leggibili nella lettera, per l’appunto, ‘k a b ar’ da ‘kill a bear’: uccidere un orso.


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