Il luogo comune vuole che noi italiani riusciamo a cavarcela ovunque, anche se non conosciamo le lingue, perché ci arrangiamo a gesti. La realtà è che moltissimi turisti potrebbero raccontare di essersi trovati in imbarazzo, se non nei guai, perché hanno fatto il gesto sbagliato. E se ormai quasi tutti sanno che nei Paesi arabi tenere in mano una scarpa e puntarla verso qualcuno è assai grave, è meno noto che in Grecia la nostra mano aperta a indicare “aspetta” equivale al gesto dell’ombrello.

Per evitare a qualcuno di prendere uno schiaffone dal gelataio greco, al quale si fa segno di aspettare mentre si sceglie il gusto del cono (come successo a un suo amico), Fabio Caon, docente di comunicazione interculturale all’università Ca’ Foscari di Venezia, ha tradotto i suoi studi e quelli del suo mentore, il professor Paolo Balboni, in una web-mappa interculturale. La sua consultazione mette in guardia sul “mudza”, appunto il gesto greco per mandare a quel paese, o sul pericolo di fare il segno di “ok” unendo pollice e indice in Brasile, dove le dita in quel modo significano tutt’altro.

In senso più ampio, soprattutto, la web-mappa interculturale serve a riflettere, come spiega Caon, che “in un contesto comunicativo interculturale non è sufficiente parlare la stessa lingua per capirsi davvero. Espressioni, gesti e consuetudini hanno una profonda matrice culturale che si basa sui modelli che caratterizzano una società, ma la differenziano da un’altra. Le cause che possono generare incomprensioni sono riconducibili a fattori linguistici, differenze valoriali, codici non verbali”.

Per ora nella web-mappa ci sonoi 15 Paesi (Argentina, Austria, Brasile, Cile, Cina, Germania, Grecia, India, Messico, Perù, Russia, Serbia e penisola balcanica, Sudan, Svizzera, Uruguay) ma, come spiega Caon, “è un’opera in fieri, che si arricchisce di continuo dell’apporto di altre persone. Poiché si tratta di un tema delicato ci avvaliamo della collaborazione di chi ha competenze in ambito linguistico, per aggiornarla di continuo e integrarla con nuovi Paesi.

“Sono indicizzate le voci  – spiega ancora Caon – (valori culturali, linguaggi verbali e non verbali, eventi comunicativi) per permettere all’utente non solo di esaminare un Paese ma anche di fare veloci confronti tra diverse realtà culturali e vedere, ad esempio, come a medesimi comportamenti corrispondano percezioni potenzialmente molto differenti”. Più che fornire un elenco di “gesti pericolosi”, perciò, la web-mappa è un’occasione per riflettere sulla complessità della comunicazione. “Impariamo le lingue – dice Caon – ma non basta, perché la comunicazione non verbale è fondamentale. Inoltre, quando ci si avvicina a un’altra cultura è bene tenere presente che non esistono ‘culture’, ma persone che le interpretano. Per questo le indicazioni che forniamo vanno sempre messe al vaglio dell’esperienza”.

Curiosare all’interno della mappa è comunque divertente. Si scopre, per esempio, che per segnalare ‘”ok”  in Brasile si chiude la mano a pugno con il pollice alzato, un gesto “usato a Rio de Janeiro con una frequenza sorprendente e che non esprime solo approvazione o solidarietà, ma anche ‘grazie’, ‘prego’, ‘non preoccuparti’, ‘non c’è problema’. Se un brasiliano è particolarmente soddisfatto dal cibo, invece, si tocca l’orecchio (di solito stringendo leggermente il lobo o la parte esterna dell’orecchio poco più su)”, riferisce Caon.

Il lavoro di Caon è utile anche per rammentare che la concezione del tempo cambia profondamente a seconda dei Paesi. “Mentre il ritardo nei paesi germanofoni, come Germania, Austria e Svizzera, non è tollerato e viene considerato un segno di scarsa affidabilità e professionalità,  – osserva lo studioso – nei Paesi musulmani non è concepito come maleducazione. In questi ultimi il tempo è una variabile appartenente a Dio, non gestibile dall’essere umano e ogni riferimento al tempo, allo scorrere dello stesso, a scadenze o ad eventi sono sempre accompagnati dall’espressione Inshallah, “se Dio vuole”, concetto che ricorda vagamente la forma italiana ‘a Dio piacendo’”.

Ecco perché il gruppo di lavoro di Caon del Labcom dell’Università Ca’ Foscari è impegnato anche nella formazione in aziende che vogliono salvaguardare i rapporti con l’estero perché “In un mondo così complesso – ribadisce il ricercatore – le lingue sono fondamentali ma non sono sufficienti per garantire le competenze comunicative”. Così, il manager italiano che in Germania si sentirà dire in modo apparentemente brutale: “non ho tempo” non deve pensare a un rifiuto, perché per i tedeschi ammettere, appunto, di non avere tempo non è scortese.
 
E ancora, visto che si parla di Paesi in cui per affari ci si reca più di frequente, se si è invitati a cena in Russia bisogna ricordarsi non soltanto di non presentarsi a mani vuote, come in Italia, ma anche che non ci si stringe la mano sulla soglia, perché secondo la superstizione porta a lite. Sempre in Russia, si versa da bere con la destra evitando di puntare il fondo della bottiglia verso di sé, ed è considerato di malaugurio lasciare le bottiglie vuote sul tavolo.
 


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