Dopo cinque anni di proteste, manifestazioni di piazza, sconfitte in tribunale Uber ci riprova, e a Torino: la piattaforma per il trasporto presente in oltre 600 città e 65 paesi nel mondo ha scelto infatti il capoluogo piemontese come prima città in Italia in cui lanciare Uber Taxi. Ma i tassisti annunciano già battaglia: “Non ci fidiamo, Uber ci ha fatto patire troppo. Diremo no anche ad accordi vantaggiosi” promette per ora Federtaxi Piemonte, una delle organizzazioni di categoria.

Uno sbarco, quello nel nostro Paese, annunciato a Repubblica due mesi fa da Dara Khosrowshahi, amministratore delegato dell’azienda di San Francisco succeduto a Travis Kalanick, il cofondatore travolto a giugno del 2017 dalle polemiche per una gestione maldestra e troppo aggressiva.

Uber Taxi sbarca in Italia: l'app a Torino entro fine anno ma i tassisti annunciano battaglia

Una protesta contro Uber davanti alla prefettura di Torino

Il servizio sarà disponibile entro la fine dell’anno e offrirà a chiunque voglia prenotare una corsa in taxi la possibilità di farlo attraverso la app dedicata. “Uber – fanno sapere dall’azienda – vuole essere un partner di lungo termine per le città italiane, lavorando insieme alle diverse alternative di trasporto, compresi i taxi, per costruire insieme città più smart e più pulite”. Come aveva sottolineato Khosrowshahi a Repubblica, “la nostra è una strategia per diventare una piattaforma per la mobilità on demand a 360 gradi. Un domani se si vorrà una macchina privata si aprirà Uber. E sarà lo stesso per biciclette, monopattini, motorini o, perché no, mezzi pubblici come bus e metropolitana. Ovunque si vada, Uber fornirà la soluzione più veloce e semplice combinando servizi differenti anche non forniti da noi”.

UberTaxi funziona in modo simile a MyTaxi, piattaforma già attiva per prenotare le auto bianche: trattiene il 7 per cento del prezzo pagato dal cliente, permette di chiamare i taxi via app, di pagare con la carta di credito e domani con il contante, ha una piattaforma tecnologica che funziona alla perfezione. 

I tassisti, però, non si fidano e la loro reazione non si è fatta attendere. Già su MyTaxi si erano spaccati tra favorevoli e “tradizionalisti”, con confronti non sempre pacifici. “Con Uber siamo stati in guerra fino a poco tempo fa, non ci fidiamo di loro e non accetteremo accordi, neppure se fossero molto convenienti”. Parole di Massimo Zappaterra, presidente del comitato Federtaxi Piemonte, che aggiunge: “A oggi lavoriamo con una cooperativa e due srl: una di queste è Mytaxi che chiede una percentuale sulla corsa pari al 7 per cento. Anche nel caso in cui Uber abbassasse la percentuale io e altri miei colleghi continueremmo a rifiutare qualsiasi collaborazione. Le promesse può farle chiunque, ma il passato non si cancella. Chiedere scusa ora ha poco senso, abbiamo perso molti soldi tra scioperi e cause in tribunale. Uber ci ha fatto solo patire”.


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