ROMA – Ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mediterraneo: una quantità pari a 33.800 bottigliette di plastica gettate in mare ogni minuto. Il risultato lo si vede al largo e sulle coste, dove si accumulano in media oltre 5 kg di plastica che è dispersa nel mare. Il nuovo allarme sul grado di inquinamento raggiunto nel Mare nostrum arriva dal World Wildlife Forum che in occasione della Giornata degli oceani, indetta dalle Nazioni Unite, ha diffuso un report sulla mala gestione dei rifiuti, una delle principali cause del mare di plastica che ci circonda. Non bastano tartarughe, cetacei e pesci uccisi dal materiale inquinante, in costante aumento. E si stima che entro il 2050 l’inquinamento sarà persino quadriplicato.

I 22 paesi e territori che compongono la regione mediterranea – stigmatizza il Wwf – producono il 10% di tutti i beni di plastica, rendendolo il quarto produttore al mondo.Una produzione che provoca anche l’emissione di a 194 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno, simile a sei volte le emissioni annuali di CO2 di Londra.

Dalla Turchia a Venezia, le località turistiche più inquinate

Al danno ambientale si aggiunge quello finanziario. In Italia i rifiuti plastici marini impattano su turismo, pesca e tutti i settori marittimi, con un danno complessivo che si aggira attorno ai 641 milioni di euro ogni anno in tutto il bacino mediterraneo. La costa della Cilicia, in Turchia, è la più inquinata del Mediterraneo, ma anche altre comunità costiere sono particolarmente colpite, e in molti casi si tratta delle principali mete turistiche come Barcellona, Tel-Aviv, Valencia, la spiaggia di Marsiglia e Venezia e le coste prossime al Delta del Po.

Italia tra due fuochi

Tornando all’Italia, stando al report “Fermiamo l’inquinamento da Plastica: come i Paesi del Mediterraneo possono salvare il proprio mare”, il nostro Paese da un lato subisce gli impatti pesanti dovuti all’inquinamento plastica avendo la maggiore estensione costiera nel Mediterraneo, dall’altro contribuisce in quanto il maggiore produttore di manufatti di plastica della regione e il secondo più grande produttore di rifiuti plastici. Lo dimostrano i numeri: ogni anno l’Italia riversa in natura 0,5 milioni di tonnellate di rifiuti plastici e produce 4 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui l’80% proviene dall’industria degli imballaggi. Il turismo allo stesso modo è parte del problema e ne è ‘parte lesa’: il flusso turistico incrementa del 30% la produzione di rifiuti plastici nei mesi estivi, ma spiagge e mare sporco allontanano i turisti.

L’effetto negativo della plastica in natura colpisce tutta la Blue Economy: quella italiana è la terza più grande d’Europa ma l’inquinamento, secondo il report Wwf, le fa perdere circa 67 milioni di euro l’anno. I settori più colpiti sono proprio il turismo (30,3 milioni di euro) ma anche la pesca (8,7 milioni di euro), il commercio marittimo (28,4 milioni di euro) e bonifiche e pulizia (16,6 milioni di euro).

A monte, un sistema di gestione dello smaltimento dei rifiuti in plastica “guasto”. Come spiega la presidente del Wwf, Donatella Bianchi, tracciando una srategia possibile: “I paesi del Mediterraneo ancora non riescono a raccogliere tutti i propri rifiuti e sono lontani dal trattarli con una modalità efficiente di economia circolare. Il cortocircuito sta nel fatto che mentre il costo della plastica è estremamente basso, mentre quello di gestione dei rifiuti e dell’inquinamento ricade quasi totalmente sulla collettività e sulla natura. E il sistema di riciclo è ancora troppo costoso. Tutti i Paesi dovrebbero rivedere la catena del ciclo di vita della plastica, ridurne drasticamente la produzione e il consumo, investire seriamente in sistemi innovativi di riutilizzo che elimini gli sprechi”.

Mediterraneo, una discarica di plastica

Il report individua punti deboli, responsabilità e meccanismi da rivedere se si vuole davvero creare un sistema virtuoso, per l’ambiente e la salute. Le stesse imprese del Mediterraneo che mettono sul mercato 38 milioni di tonnellate di manufatti in plastica ogni anno, per fare un esempio, non coprono i costi di gestione dei rifiuti eccessivi che contribuiscono a generare. E il dato basso costo della plastica vergine, le aziende tendono a non investire nella progettazione di nuovi prodotti che riutilizzino, riducano e sostituiscano la plastica. I cittadini e i turisti, non sono solo ”vittime” dell’inquinamento ma anche ”produttori”: la maggior parte dei visitatori provenienti da Francia, Italia e Turchia, producono oltre 24 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica ogni anno, che nel periodo estivo risulta incrementato in molti comuni costieri. Oltre la metà dei prodotti in plastica finisce nella spazzatura in meno di un anno dalla sua produzione. Per non parlare della raccolta differenziata, sconosciuta ai più tra cittadini e turisti, che non suddividono i rifiuti in modo corretto, danneggiando così il sistema di riciclaggio. Infine, i governi e i comuni locali gestiscono in maniera scorretta un allarmante 28% dei propri rifiuti, che sfugge alla raccolta finendo in discariche abusive o disperso in natura, per riversarsi poi nei fiumi o nei mari. In cifre: ogni anno sono circa 2,9 i milioni di tonnellate di rifiuti che vengono gettati in discariche abusive o dispersi, specialmente in Egitto e Turchia. Così come le 170 discariche del Marocco, identificate come da chiudere, operano ancora. Le discariche a cielo aperto e i siti di smaltimento dei rifiuti illegali persistono, in particolare in Nord Africa.

Dopo il 2018, quando la Cina ha ridotto l’importo dei rifiuti di plastica, la Turchia è diventata una dei 10 paesi principali per importazione di rifiuti, la maggior parte provenienti da Uk, Belgio e Germania. Il Mediterraneo soffre indirettamente anche per i 6,6 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica mal gestiti ogni anno: la metà proveniente da Egitto, Turchia, Italia, Algeria e Marocco. “I Paesi del Mar Mediterraneo, le aziende e i cittadini dovrebbero assumersi ciascuno le proprie responsabilità e insieme contribuire ad un sistema di gestione circolare della plastica senza più scarti e rifiuti”, commenta Giuseppe di Carlo, direttore della Mediterranean Marine Initiative. L’appello è rivolto ai governi, ma per sensibilizzare e coinvolgere cittadini e turisti nella lotta alla plastica la vela Blue Panda, la barca ambasciatrice per il Mediterraneo, da luglio a novembre toccherà le coste di Francia, Italia, Turchia, Tunisia e Marocco solcando le acque che continuiamo a inquinare.


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