Torna in carcere per stalking Jurgen Mazzoni, il 42enne di Senigallia che ha il perfetto curriculum dell’uomo che odia le donne: scarcerato sette anni dopo aver ucciso e buttato in una discarica la moglie che voleva lasciarlo, ri-scarcerato nonostante la condanna ad altri tre anni e mezzo per aver minacciato di uccidere una ragazza giovanissima con cui aveva stretto una relazione, ha approfittato dei domiciliari in un centro di riabilitazione per ricominciare subito la sua attività di stalker cercando di contattare la sua giovane vittima. Operazione interrotta dagli agenti della mobile di Ancona, al comando di Carlo Pinto: lo hanno riportato nel carcere di Fermo per ordine del Tribunale di Ancona, che ha accolto il ricorso presentato dal procuratore generale presso la corte d’Appello, Sergio Sottani.

La storia di Mazzoni è emblematica di quanto sia difficile impedire a un uomo di perseguitare le donne, persino se è un uxoricida e uno stalker già riconosciuto e condannato. La sua vicenda criminale inizia nel 2001, quando viene arrestato per l’omicidio della moglie, la 19enne Federica Gambardella. Un copione letto troppe volte: avevano un bimbo, lei voleva lasciarlo, lui la uccise strozzandola. La spogliò, la sdraiò nella vasca da bagno riempita d’acqua, poi uscì con un amico fingendo di essere preoccupato per la sua assenza. Tornato a casa, alle tre del mattino la avvolse nelle lenzuola e la buttò in una discarica come una bambola rotta. Condannato a 16 anni nel 2002 per omicidio e occultamento di cadavere, nel 2009 era già libero per buona condotta.

I suoi guai giudiziari ricominciano nel 2016, quando una ragazza di Ancona con cui ha una relazione si accorge di che uomo sia. Roso dalla gelosia la perseguita, minaccia di ucciderla con parole terribili, di mangiarle il cuore e di dar fuoco alla sua macchina con lei dentro, di tagliarle la testa e “conservarla in formalina”. Le fa persino recapitare un pacchetto con quattro proiettili. L’indagine è complicata, bisogna avere le prove che sia sempre lui, dietro ogni minaccia anonima che la ragazza riceve. La polizia interviene una prima volta ad agosto 2017, arrestandolo. Ma finisce ai domiciliari, e il provvedimento si riduce all’obbligo di avvicinare la ragazza. Le persecuzioni continuano, e a novembre scatta un nuovo arresto: in casa gli trovano armi e proiettili, un cappio sotto il letto e una serie di sciabole e machete.

Mazzoni viene condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione per stalking. La ragazza tira un sospiro di sollievo, ma dura poco: il 29 novembre la difesa presenta ricorso, accolto dalla Corte d’Appello di Ancona, e ancora una volta Mazzoni se la cava con gli arresti domiciliari da scontare, stavolta, presso il Centro di riabilitazione dell’associazione San Cristoforo di Amandola. Una decisione contro la quale il procuratore Sottani ha presentato a sua volta ricorso basato su un vizio tecnico: la mancata notifica alla vittima. Stamattina si sono dunque presentati nel centro di riabilitazione gli agenti della mobile, e Mazzoni è tornato in carcere. Nel frattempo gli inquirenti hanno scoperto che l’uomo aveva subito approfittato dell’uscita dalla prigione per tentare di contattare di nuovo la ragazza.




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