ROMA – Un decreto legge d’urgenza, per far slittare ancora la piena attuazione dell’obbligo vaccinale. È la richiesta del leader leghista e vicepremier Matteo Salvini, che ha preso carta e penna e ha rivolto un appello alla titolare della Sanità, Giulia Grillo.

Si avicina la scadenza del 10 marzo, ultima data utile entro la quale i genitori dei bambini iscritti al nido e alla scuola dell’infanzia devono presentare alle scuole la prova delle avvenute vaccinazioni, pena l’esclusione dei loro figli dalla frequenza. Il 10 marzo è la data ultima prevista dalla riforma varata nel 2017 quando la ministra della Salute era Beatrice Lorenzin: sinora infatti i bambini sono stati accolti in classe anche solo con un’autocertificazione. Le coperture sono molto aumentate, ma non mancano quanti hanno scelto di non ottemperare e negli ultimi mesi da un capo all’altro di Italia si sono susseguite le notizie di famiglie denunciate per aver presentato certificazioni false.

Il tema è da tempo sul tavolo della ministra, che però si è da sempre opposta all’idea di ulteriori proroghe: la via suggerita da Salvini del decreto appare difficilmente praticabile anche perché, a quasi due anni dalla riforma, difficilmente si potrebbero riconoscere le condizioni di necessità e urgenza che sono condizione per un decreto legge. Resta sul tavolo ed è tema di scontro tra i partiti al governo il tema di come garantre comunque la frequenza a migliaia di bambini da 0 a sei anni evitando un allontanamento traumatico che arriverebbe oltre la metà dell’anno scolastico.

“L’intento del procedimento- scrive il responsabile del Viminale- è garantire la permanenza dei bambini nel ciclo della scuola dell’infanzia, evitandone l’allontanamento e la decadenza dalle liste scolastiche, essendo ormai giunti alla conclusione dell’anno”. Per Salvini è necessario “evitare traumi ai più piccoli” e quindi è necessario “prevedere il differimento degli obblighi in scadenza al 10 marzo porssimo venturo contenuti nella legge Lorenzin”.

 




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