A meno di trovare uno dei mezzi più vecchi con pedana automatica, purché ancora funzionante, i disabili restano a terra. Gli autisti dell’Actv, l’azienda comunale per il trasporto pubblico di Venezia, da giorni si rifiutano di lasciare la guida e azionare manualmente le pedane che consentono ai passeggeri in sedia a rotelle di salire sul bus. La soluzione ideale, dicono i sindacati, sarebbero meccanismi automatizzati o banchine ad altezza di autobus. Nell’attesa di rifare i marciapiedi, però, l’accesso ai disabili resta negato.

Autisti e sindacati non hanno preso bene l’ingresso nella flotta di 30 nuovi autobus dotati di pedane manuali. Preferite a quelle elettriche che richiedevano manutenzione continua, sono diventate oggetto di un braccio di ferro con l’azienda. Tanto da arrivare a suggerire a chi è alla guida di non compiere questo tipo di operazioni. “Invitiamo i colleghi conducenti di linea a non abbandonare il posto guida e segnalare le difficoltà oggettive alla centrale operativa”, si legge in una circolare inviata dalla Rsu dell’azienda ai conducenti. “Riteniamo che le disposizioni operative impartite da Actv per garantire il servizio alle persone diversamente abili non possano essere applicate in quanto l’arresto, lo spegnimento del motore del bus, l’abbandono del posto di guida, in mezzo al traffico caotico e promiscuo, non possono essere applicate per ovvie ragioni di sicurezza”.

Eppure le pedane manuali sono in uso da anni in diverse città italiane. A Venezia da giorni si moltiplicano le segnalazioni di passeggeri che denunciano il rifiuto degli autisti di scendere e azionarle. I conducenti chiedono di ridurre le fermate, intervenire sui marciapiedi con salite autonome e prevedere tempi di percorrrenza più lunghi che tengano conto delle operazioni di discesa e risalita della pedana. E ancora: “istruzioni operative chiare che tutelino l’autista sia dal punto di vista professionale sia dal punto di vista della sicurezza del mezzo”, estendendo l’assicurazione per il servizio. Oltre alla presenza di personale di assistenza ai terminal più affollati, gli autisti vorrebbero riconosciuto il tempo di lavoro aggiuntivo per le operazioni di apertura e chiusura delle pedane.

“Capisco le ragioni dei lavoratori, ma il comunicato dell’Rsu che invita i conducenti a non predisporre le pedane per disabili sui bus rimane qualcosa di assurdo”, dice a Rete Veneta Gino Baoduzzi, già responsabile dello sportello handicap della Cgil. “L’idea che a fare le spese di una polemica tra azienda e sindacati siano i disabili non sta né in cielo né in terra”.

Conducenti e Rsu non vogliono sentir parlare di discriminazione del servizio. E anzi fanno sapere di aver chiesto un tavolo organizzativo con l’azienda, aperto alle associazioni dei disabili. La mancata prestazione però potrebbe già costare loro cara. “Disobbedire ad istruzioni operative aziendali comporterà l’applicazione di quanto previsto a termini contrattuali dal punto di vista disciplinare”, assicura il direttore generale di Avm, la holding del servizio mobilità del Comune, Giovanni Seno.


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