ROMA – “Tre eminenti esperti delle Nazioni Unite: Bernard Duhaime, presidente-relatore del gruppo di lavoro sulle sparizioni forzate o involontarie, David Kaye, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione e Agnes Callamard, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni sommarie, hanno chiesto un’ inchiesta indipendente e internazionale sulla questione Khashoggi”. Così l’ong Human rights watch inizia il comunicato inviato agli organi di stampa per puntare il dito contro l’Arabia Saudita e i leader della comunità internazionale che nonostante le ombre che avvolgono l’uccisione dell’attivista e giornalista saudita Jamal Khashoggi, non hanno intrapreso azioni contro Riad. 

La logica delle armi. Il Segretario degli Esteri del Regno Unito, Jeremy Hunt, non ha dato segno di voler sospendere le vendite di armi in Arabia Saudita, affermando che le relazioni tra Regno Unito e Arabia Saudita sono “strategiche” e che qualsiasi risposta del Regno Unito sarebbe “considerata”.  Sebbene eminenti senatori repubblicani statunitensi abbiano etichettato come ridicola la spiegazione saudita dell’uccisione di Khashoggi in quanto non credibile e “bizzarra”, la risposta del presidente Donald Trump è stata ambigua. Il 20 ottobre ha risposto ai giornalisti che considerava verosimile la spiegazione saudita dicendo: “Penso che ci stiamo avvicinando alla soluzione di un grande problema”. Solo in seguito si è detto insoddisfatto dei chiarimenti dati dai sauditi. 

Due pesi, due misure. Trump ha inoltre ripetuto di non esser favorevole alla cessazione delle vendite di armi in Arabia Saudita. Il senatore Bob Corker, presidente della commissione per le relazioni estere del Senato, il 18 ottobre ha dichiarato che l’amministrazione Trump ha dato una stretta  sulle informazioni relative all’affare Khashoggi, rifiutandosi di condividerle con il senato.  “Il presidente Trump – continua Page – ha più volte scusato le spiegazioni ridicole dell’Arabia Saudita e gli ovvi tentativi di nascondere la verità su chi sia il responsabile dell’uccisione di Khashoggi”. “Continuare il commercio con l’Arabia Saudita potrebbe essere letto come un segnale dagli altri dittatori: potete uccidere gli oppositori senza conseguenze a patto che abbiano abbastanza soldi per comprare armi americane”. 

Espiazione e Yemen. Secondo Human rights watch, oltre a collaborare con una potenziale indagine Onu sul caso Khashoggi, l’Arabia Saudita dovrebbe modificare in modo significativo le leggi sui diritti umani. I passi necessari includono il rilascio di tutti i gli attivisti dei diritti umani critici contro il governo saudita imprigionati esclusivamente per le loro attività.  In seguito alle continue e gravi violazioni delle leggi di guerra e dei diritti umani in Yemen da parte dell’Arabia Saudita, è urgente un’azione internazionale che dovrebbe comprendere anche delle sanzioni economiche che colpiscano i leader sauditi. Tale azione dovrebbe spingere l’Arabia Saudita e la coalizione a fermare tutti gli attacchi illegali e le restrizioni sugli aiuti nello Yemen. La coalizione ha commesso numerose violazioni del diritto umanitario internazionale nello Yemen, inclusi probabili crimini di guerra e non ha condotto indagini credibili per assicurare alla giustizia i responsabili e risarcire le vittime.

“Se l’Arabia Saudita vuole salvare la sua reputazione deve smettere di perseguitare gli oppositori pacifici e porre fine alla cultura dell’impunità dei leader sauditi colpovelidi gravi crimini in patria e all’estero”, ha concluso Page. 


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Mario Calabresi
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