VERONA  – Scoloriranno gli adesivi che tappezzano la città, quelli con il volto del presidente Maurizio Setti, perché il calcio è così, un gol e dal centro del mirino finisci nell’estasi di una notte come quella del Bentegodi, la notte del ritorno dell’Hellas in A. E, sottolineano i tifosi radunati davanti al Bar Sport, del ritorno dell’Hellas Verona davanti al Chievo, una serie più su, come non accadeva dal 2001, l’anno dello storico sorpasso dei mussi sui mastini. Il senso della festa per la A ritrovata dopo appena un anno è dentro, anche, la disgrazia dei pandorati, retrocessi in B da mesi. Invece gli ultimi del Verona sono stati d’adrenalina pura, fino alla finale di ritorno del play-off, vinta 3-0 sul Cittadella davanti a 26mila persone dopo aver perso l’andata 2-0. La festa suonava tra le strade, davanti all’Arena appena svuotata dal pubblico del Giro. A pochi minuti dalla mezzanotte, il teatro romano di piazza Bra, rosa com’era, ha ascoltato i cori del popolo gialloblù. Prima, al Bentegodi, era finita con l’Aida e con Verona Beat, l’inno dell’Hellas, dei Gatti di Vicolo Miracoli.

Di miracolo in effetti ne è servito uno immenso. Verona quinto nella stagione regolare, con Fabio Grosso in panchina fino a due partite dalla fine. E poi, con Aglietti, l’ex bandiera, l’ambiente è tornato a respirare “lo spirito dell’Hellas, il cuore immenso che abbiamo” racconta Franco, davanti al Bar Bentegodi, chiuso perché a notte si è tirato tardi. Su un palazzo davanti allo stadio sono ricomparse le bandiere con i mastini, la scala e lo scudetto del 1985, è tornato l’orgoglio di grandissima parte della città. Difficile dire, ora, se questo sia l’inizio o una parte di un percorso che in quattro anni ha portato il Verona a salire e scendere dalla A a stagioni alterne, mai nella stessa serie per due annate di seguito. L’unico giocatore ad aver attraversato questa epoca da batticuore e mal di testa è il difensore Matteo Bianchetti. Il protagonista della rimonta è però stato Samuel Di Carmine: stagione complicata, ma gol pesantissimi contro Foggia, Perugia, Pescara e Cittadella. L’ultimo, quello del 2-0, di tacco, è già nella storia dell’Hellas. La BBC ha poi raccontato la storia del centrocampista scozzese Liam Henderson, ex Celtic, qualche presenza anche in Champions, prima di cercare fortuna in Italia: Bari e infine Verona, voluto da Grosso, esaltato da Aglietti.

“Sarei venuto a Verona anche solo per giocarmi 18 minuti, figurarsi due partite”: era arrivato così Alfredo Aglietti, con due collaboratori e poche speranze di invertire una rotta di negatività intorno a una squadra senza personalità, troppo avvezza ai pareggi, troppo timida nelle partite che contavano. Invece è festa totale: la squadra è arrivata in serata in pullman in piazza Bra per una foto celebrativa sulla scalinata di Palazzo Barbieri. Poi la passeggiata per le vie del centro, fino a raggiungere un ristorante in piazza delle Erbe. Tifosi in estasi. Finalmente si guarda da lassù quelli di laggiù.


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