Dopo una battaglia durata più di un anno e mezzo il Consiglio federale della Fise-Federazione italiana sport equestri torna sui propri passi e con una delibera del 30 luglio stabilisce che, a partire dal 1 gennaio 2020, “potranno essere iscritti o rinnovati ai ruoli federali solo i cavalli atleti, che sono stati dichiarati dai loro proprietari, e in maniera irrevocabile, non destinabili alla produzione alimentare.

 Benché nel comunicato si accenni alle conclusioni di un “percorso di sensibilizzazione”, di fatto l’attuale dirigenza fa dietrofront sulla contestatissima decisione assunta il 5 dicembre 2017,  con la sottoscrizione di una delibera con cui si ammetteva l’iscrizione ai ruoli federali di cavalli destinati alla produzione alimentare. A volerlo all’unisono sono il presidente Marco Di Paola, col sostegno dei consiglieri Bicocchi, Casati, Basano Rebagliati, Artioli e Mosca. Unica dissidente la consigliera Eleonora Di Giuseppe, allora incaricata del comparto tutela del cavallo. Al suo fianco, però, insorgeva gran parte del mondo equestre: cavalieri, giudici di gara, tesserati, contestavano un provvedimento che aboliva un’importante conquista etica e sportiva. Protestavano con forza, naturalmente, anche le associazioni animaliste, contro l’apertura alla possibilità del mattatoio per esemplari destinati alla sola vita atletica.

La regola originaria, nata nel 2006 e confermata nel 2015, nell’ambito di un più ampio testo condiviso da Fise, Ministero della Salute, Coni e Cip a tutela dei cavalli impiegati negli sport equestri attraverso una delibera di Gianfranco Ravà, commissario straordinario Fise nominato dalla Giunta nazionale del Coni, sanciva che ai ruoli federali potevano essere iscritti solo cavalli non “DPA” vale a dire non macellabili.

“Sono lieta che l’antica norma sia stata ripristinata, non avrebbe mai dovuto essere cambiata” commenta Eleonora Di Giuseppe. “E’ un successo condiviso da tutte le persone del comparto equestre che hanno fatto immediatamente sentire la propria voce, in nome di valori condivisi. Significa che esiste un sentire comune riguardo il cavallo da concepire come atleta a ogni effetto. E’ la base da cui senz’altro ripartire per crescere, nello sport e nella morale”.

  Costretta a difendersi presso il Tribunale federale nel merito delle proprie posizioni, a sua volta Di Giuseppe chiedeva il formale annullamento della determina che stabiliva la possibilità di macellare cavalli iscritti ai ruoli Fise. Sebbene gli organi di giustizia Fise avessero difeso in ogni appello l’operato del Consiglio federale, gli avvocati Silvia Catalano e Fabrizio Cacace, patrocinanti a titolo gratuito, erano pronti a ricorrere al Collegio di garanzia dello sport del Coni. Ma ecco il cambio di rotta e l’annuncio della dirigenza Fise. “Un tempismo molto fortunato” commenta Catalano “l’importante è che abbiano vinto i cavalli”.

 Soddisfatte anche le associazioni impegnate contro il provvedimento. Dice Piera Rosati, presidente di Lndc-Animal protection: “Nessun cavallo dovrebbe essere macellabile, né siamo favorevoli allo sfruttamento nello sport. Ma dal momento che le attività equestri esistono, è fondamentale che si svolgano secondo principi di tutela degli animali. La non macellabilità è alla base”. Per Sonny Richichi, presidente di Ihp-Italian horse protection onlus, “il comportamento degli organi Fise non merita commenti”. Conclude Nicole Berlusconi, presidente di Progetto Islander: “Siamo contenti che il Consiglio federale abbia riveduto le proprie posizioni, ripristinando una norma di civiltà tanto fondamentale. Ma il cammino per la tutela e il rispetto dei cavalli è ancora, purtroppo, molto lungo: ci aspettiamo che la Fise lo sostenga con una nuova serietà”.


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