LONGARONE. La strada sarà allargata subito prima e subito dopo ma non lì, non in corrispondenza dei ruderi della Longarone che fu. L’asfalto non vincerà sulla memoria. “Oggi sono moderatamente ottimista”, ammette l’avvocato Giovanni Battista Protti, che per l’intera giornata si è schierato nei terreni della tenuta di famiglia per respingere gli espropri dell’Anas.

I funzionari dell’ente sono arrivati nel primo pomeriggio. Presenti a Faè, lungo i fianchi della statale 51 Alemagna, c’erano già i poliziotti della Digos e i carabinieri. E poi c’era lui, il padrone di casa, costretto nel difficile ruolo di custode della memoria. “Mi sono posizionato davanti alla mia proprietà con una sedia vuota a delimitare l’accesso e non li ho fatti entrare. I funzionari Anas erano una decina, mi hanno rassicurato sul fatto i ruderi non saranno toccati. Facevano tutti riferimento a documenti datati 5 agosto, cioè ieri. Ma la mia battaglia durava da un anno e mezzo”, racconta Protti. Dunque i progetti sono stati cambiati, o almeno così assicura l’Anas. Nessun allargamento stradale metterà a rischio il sagrato storico della chiesetta di Faè, spazzata via dalla furiosa esondazione del Vajont, il 9 ottobre del 1963. E nemmeno le fondamenta della villa di famiglia saranno interessate dal nuovo cantiere previsto per adeguare la viabilità in vista dei Mondiali di sci Cortina 2021. La variante alla strada statale 51, prevista in funzione del traffico che raggiungerà Cortina d’Ampezzo in occasione dei campionati del mondo, non distruggerà i pochi metri quadrati di lastricato sopravvissuto al disastro in cui morirono duemila persone.

Protti aveva iniziato oltre un anno fa a inviare lettere e richieste alle autorità competenti senza però ricevere risposte. Quando si è reso conto che il momento degli espropri era vicino e che nessuno gli aveva dato retta, è passato alle vie di fatto: ha annunciato l’intenzione di opporsi fisicamente all’accesso nell’area, con tanto di autodenuncia preventiva inviata alla procura di Belluno. La sua protesta è stata importante perché ha messo in luce tutte le contraddizioni di un progetto che rischiava di cancellare la memoria con l’asfalto. “Mi sarebbe piaciuto risolvere il problema con il confronto dialettico, trattando, come sono sempre stato abituato a fare” conclude Protti. “Incasso quella che sembra essere una vittoria e gioisco per aver difeso un piccolo patrimonio della comunità”.


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Carlo Verdelli
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