«Quando avvengono tragedie simili, ci si chiede sempre se si poteva fare qualcosa per evitarle», dice Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità e ai giovani. Al governo, è arrivato al culmine di una vita spesa per i più deboli, prima all’Unicef, dove è stato per tre anni presidente per l’Italia, poi come garante per l’Infanzia e l’adolescenza. Ma il dramma di Cardito lo colpisce anche perché si è consumato nella sua città, dove è cresciuto prima di trasferirsi a Roma.

È quello che le domando, sottosegretario, Spadafora possibile che nessuno si sia accorto di ciò che accadeva nella casa dove Giuseppe è stato ucciso a colpi di bastone?
«Non mi sottraggo a questi interrogativi. Lo Stato, ma direi noi tutti come Paese dobbiamo fare mea culpa: per anni sono stati tagliati i fondi per il welfare e per il sociale pensando che fossero risorse sprecate. Invece non è così e i fatti di Cardito ce lo confermano in maniera drammatica. Investire nel welfare deve rappresentare una precisa strategia di politica economica, altrimenti si finisce per minare le fondamenta stesse di una società».

Si spieghi.
«Oggi il numero degli assistenti sociali è troppo esiguo. Ci sono interi comuni, non solo al Sud, in condizioni disastrate. Non voglio certo sostenere che con un paio di assistenti sociali in più tutto questo non sarebbe successo, ma in questi anni abbiamo distrutto interi presìdi territoriali di Stato che fungevano da antenne sul territorio e aiutavano a cogliere i segnali. Adesso queste antenne non ci sono più, le famiglie in difficoltà rischiano di rimanere sempre più sole, senza nessuno in grado di intervenire prima che sia troppo tardi. E poi, un’altra cosa mi amareggia».

Quale?
«Sembra quasi che ci sia una sorta di assuefazione davanti a questi drammi. È un fenomeno diffuso, che considero allarmante. Come se ci fossimo abituati al peggio. Lunedì ci sarà una grande manifestazione a Cardito alla quale io stesso prenderò parte. Ma non serve a nulla se dopo due giorni si spengono i riflettori e tutto torna com’era prima».

Lei lamenta il taglio della spesa per il welfare. Il governo di cui anche lei fa parte come pensa di intervenire?
«Il ministro Luigi Di Maio, che ho sentito proprio in questi giorni e ha la delega agli affari sociali, sta lavorando insieme allo staff del ministero per evitare ulteriori tagli alle risorse. Ma soprattutto, c’è il reddito di cittadinanza che va proprio in questa direzione».

Ma come, sottosegretario, davvero pensa che il reddito di cittadinanza possa bastare a porre rimedio a questa situazione di degrado?
«Non è propaganda, le assicuro. Il reddito di cittadinanza rappresenta una misura fondamentale, che può fare la differenza perché restituisce speranza e ottimismo a chi oggi non ha nulla e non riesce più neanche a chiedere aiuto.
Pensiamo al nucleo familiare del povero Giuseppe, avrebbe potuto ricevere un sollievo per affrontare le difficoltà. Poi, è chiaro, tutto il sistema deve funzionare al meglio. Sia detto senza polemica, ma con spirito costruttivo, anche la Regione deve fare la sua parte».

In che modo?
«Spetta alla Regione, in questo sistema di welfare, disegnare le mappe dei territori per capire come e dove investire le risorse.
Immagino che il governatore De Luca sia intervenuto per battere un colpo e spiegare cosa è stato fatto in questi anni. Non voglio puntare il dito contro nessuno, il mio è solo un auspicio per capire come si può lavorare al meglio nell’interesse di tutti».

Però il governo non può sottrarsi.
«Le posso assicurare che questo non accadrà. Il ministro Di Maio ha molto a cuore questa situazione e presto arriveranno risposte. Per quanto riguarda il settore di mia diretta competenza, stiamo lavorando a un progetto per dare ai giovani e alle associazioni la possibilità di varare progetti, non necessariamente imprenditoriali, sui loro territori. Saranno stanziati 40 milioni di euro».

Basteranno?
«So benissimo che non saranno risolutivi, ma possono riaccendere la speranza. Le eccellenze ci sono, basta guardare alla mobilitazione del personale dell’ospedale pediatrico Santobono per la sorellina di Giuseppe. Sta a noi fare in modo che nella nostra martoriata regione queste eccellenze non rimangano isolate. È una sfida che ci coinvolge tutti».
 


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