L’Italia fa troppo poco per combattere i femminicidi e la violenza sulle donne. Lo dicono gli esperti di Grevio, (Group of Experts on Action against Violence against Women and Domestic Violence), organismo del Consiglio d’Europa che monitora in ogni paese l’applicazione della Convenzione di Istanbul e che sta preparando un rapporto sul nostro paese su questi temi.

Mancano più di 5mila posti letto per chi fugge dalle mura domestiche, teatro dell’80% dei maltrattamenti; i fondi pubblici sono scarsi e utilizzati male. Di quelli disponibili ne sono stati spesi solo lo 0.02%. Scarsa preparazione e formazione sul fenomeno della violenza di forze dell’ordine e personale socio-sanitario, interventi di prevenzione e protezione sui territori a macchia di leopardo, così solo il 7% degli stupri viene denunciato.

Una situazione impietosa – spiega Marcella Pirrone, avvocato della rete dei centri antiviolenza Dire che ha contribuito alla stesura delle 60 pagine del report ombra – c’è un vuoto che riguarda azioni concrete su tutto il territorio italiano. Entro marzo prepareremo un resoconto finale da trasmettere in Consiglio d’Europa. Queste sono morti annunciate. Ci sono situazioni drammatiche in regioni come le Marche dove non ci sono case rifugio. Molte vittime hanno ancora paura di denunciare, non sanno se saranno protette e se troveranno protezione per sé ed eventualmente per i propri figli in caso di violenza domestica”.

I minori che assistono alle violenze sono presenti secondo l’Istat in 4 casi su 100. Come i nipotini di Renato, il nonno che ,l’altro giorno è andato alla Camera a parlare durante il convegno organizzato dalla vice presidente Carfagna in vista della giornata mondiale contro i femminicidi. Sua figlia è stata uccisa, sgozzata dal marito sotto gli occhi dei bambini che ora hanno bisogno di continuo supporto psicologico, aspettano il buio con timore, perche al tramonto è stata uccisa la loro mamma, temono che il padre esca dal carcere e gli uccida anche se i nonni che se ne occupano hanno cambiato città in attesa ancora dell’aiuto previsto dallo stato per aiutare le vittime del femminicidio e gli orfani di padri violenti.

Le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza nel 2017 sono 49.152, di queste 29.227 hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza.  Il 26,9% delle donne che si rivolgono ai centri sono straniere e il 63,7% ha figli, minorenni in più del 70% dei casi. Sono i dati raccolti dall’Istat che per la prima volta ha svolto l’indagine sui servizi offerti dai Centri antiviolenza, in collaborazione con il Dipartimento per le Pari opportunità le regioni e il Consiglio nazionale della ricerca.

L’Osservatorio Pari Opportunità e Politiche di Genere dell’Auser aderisce alla manifestazione di domani indetta dal movimento Non Una Di Meno. “E’ molto difficile misurare la violenza, perché quella contro le donne (e contro le donne anziane, sottostimata e sottovalutata) è ancora una violenza sommersa e taciuta”. Da gennaio a ottobre sono state oltre 70 le donne uccise per mano di chi diceva di ‘amarle’. Da gennaio a fine luglio sono state 1.646 le italiane e 595 le straniere che hanno presentato denuncia per stupro. L’Istat stima che siano 1 milione 404mila le donne che hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro da parte di un collega o del datore di lavoro. Incalcolabili gli episodi di sessismo, che permeano la vita delle donne: obbligare una donna a cambiare strada perché davanti a quel bar le dicono battute oscene, subire apprezzamenti non graditi sul proprio corpo o su come è vestita, la scelta delle aziende di assumere più uomini che donne, il divario salariale tra uomo e donna, l’incessante prova delle donne per dimostrare la propria competenza e professionalità, il carico del lavoro di cura che pesa quasi totalmente sulle donne, le immagini pubblicitarie che schiacciano le donne in ruoli stereotipati, spesso umilianti”.
 


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Mario Calabresi
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