E’ l’ultima stagione della “Divina” del volley italiano. Si chiuderà alla fine di questa stagione, ancora in attesa di iniziare vista la presenza della nazionale ai Mondiali in corso di svolgimento in Giappone, la parabola sportiva, almeno in campo, di Francesca Piccinini: intervistata da Repubblica quest’estate, la schiacciatrice divenuta simbolo della pallavolo femminile italiana aveva affermato di voler continuare “fin quando mi divertirò”. E ora ha deciso quando arriverà il momento: a fine stagione, come ha annunciato lei stessa al Festival dello Sport di Trento.

Al venticinquesimo anno di carriera, e con quasi 40 anni (che compirà a gennaio) sulle spalle, Piccinini ha dunque scelto di appendere le scarpe al chiodo, di dire basta ad anni di allenamenti, sacrifici ma anche gioie, l’ultima delle quali conquistata con la maglia della Igor Novara, la sua attuale squadra. Un palmarès arricchito lo scorso anno dalla Coppa Italia e due anni prima dallo storico scudetto con la maglia di Novara, a 38 anni: merito della qualità e del talento della “Picci”, la più giovane esordiente in Serie A della storia del volley italiano a poco più di 14 anni con la Carrarese, che le ha permesso di vestire maglie prestigiose e di essere considerata il mattone su cui sono state costruite le squadre in cui ha militato.

Campionessa del Mondo nel 2002, una gioia che le azzurre di Mazzanti stanno cercando di bissare in questi giorni in terra nipponica, la Piccinini è la seconda giocatrice di tutti i tempi per presenze con la maglia della Nazionale. Nella sua carriera ha vestito le maglie di Reggio Emilia, Modena, delle brasiliane del Paranà per poi legarsi indissolubilmente alla storia della Foppapedretti Bergamo, in cui ha giocato per 13 stagioni. Per proseguire con la triste esperienza di Torino – non per colpa sua, ma per motivi societari – quindi Modena, Casalmaggiore e infine Novara: 5 scudetti, 6 Champions League, 1 coppa Cev, 1 Coppa delle Coppe, 1 Supercoppa Europea, 3 Coppa Italia e 5 Supercoppe italiane. Il risultato più grande, soprattutto, è stato diventare la prima, grande icona del mondo della pallavolo capace di varcare i confini spesso altissimi degli sport “minori” – solo per indotto economico – diventando un personaggio a tutto tondo anche fuori dal campo. 


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