SANA’A – Un report di oggi di Medici Senza Frontiere (Msf) lancia un allarme sulla situazione sempre più violenta e pericolosa per la popolazione civile nello Yemen. Il rischio di finire coinvolti nei combattimenti o di essere uccisi dalle bombe è altissimo per i pazienti e il personale medico e infermieristico a Hodeidah. Dall’inizio della nuova offensiva lanciata dalle forze supportate dall’Arabia Saudita e gli Emirati contro le truppe di Ansar Allah, lo scorso 1° novembre, le équipe di MSF hanno curato oltre 500 feriti di guerra. Pesanti combattimenti e bombardamenti sono ripresi all’interno di Hodeidah, con scontri che avvengono molto vicini all’ospedale Al-Salakhana, dove lavorano le équipe di MSF.

La testimonianza diretta della responsabile di Msf. “Il nostro personale – spiega Caroline Seguin, responsabile delle operazioni di MSF in Yemen – può sentire quotidianamente esplosioni e sparatorie in prossimità dell’ospedale. I combattimenti a terra tra le forze militari si stanno avvicinando alla struttura, facendo aumentare la preoccupazione per la sicurezza delle persone al suo interno. Dal 2015 – prosegue Caroline Seguin – le strutture sanitarie di MSF sono state colpite sei volte in Yemen, 27 persone sono state uccise e 40 sono state ferite. Tutte le parti in conflitto devono garantire che i civili e le strutture civili come gli ospedali siano protetti”. L’ospedale di Al-Salakhana rimane uno dei tre ospedali pubblici ancora aperti e operativi nell’area. L’ospedale di Al-Thawrah, la principale struttura sanitaria pubblica della città, è operativo ma anch’esso è sotto la minaccia dei combattimenti e del rapido spostamento della linea del fronte.

“Arrivano bambini con ferite d’arma da fuoco”. “I civili hanno sempre meno possibilità di accedere all’assistenza sanitaria a Hodeidah – aggiunge Seguin – e il trasferimento ad altre strutture sanitarie fuori dalla città richiede ore. Vediamo bambini con ferite da arma da fuoco e donne incinte con complicazioni che hanno urgente bisogno di assistenza medica salvavita, ma che arrivano tardi negli ospedali di Mocha e Aden, a ore di distanza”. Tra il 1° e il 15 novembre, le équipe di MSF hanno assistito 510 feriti di guerra, tra loro 31 donne e 33 bambini, nelle strutture a Hodeidah, Abs, Aden, Hajjah e Mocha. Sono 241 le vittime di arma da fuoco, 227 da esplosioni e 30 con lesioni da schegge. Nelle prime due settimane di novembre, le ammissioni al pronto soccorso sono aumentate del 56% ad Aden e del 50% a Mocha rispetto allo stesso periodo di ottobre. Per rispondere a tale afflusso di feriti di guerra, le équipe di MSF hanno aumentato da 133 a 172 i posti letto negli ospedali di Aden, Hodeidah e Mocha.

E tutto sembra non finire mai. I combattimenti nel Governatorato di Hodeidah non accennano a diminuire e un potenziale assedio della città metterebbe i civili a rischio di trovarsi nel mezzo del fuoco incrociato e rimanere così intrappolati senza abbastanza ospedali per assisterli. “Oggi non sappiamo come farebbero le persone a fuggire se dovessero trovarsi nel mezzo dei combattimenti, e che tipo di accesso avrebbero ai servizi di base se la situazione peggiorasse” conclude Seguin di MSF. Mentre gli Stati Uniti hanno chiesto un cessate il fuoco entro la fine di novembre e i colloqui di pace sono stati rinviati alla fine dell’anno, MSF lancia l’allarme sul costo umano di questa offensiva. Non c’è nessun dato realistico disponibile sul numero complessivo delle vittime: il numero ufficiale è fermo a 10.000 dall’agosto 2016, mentre alcune organizzazioni indipendenti, come Armed Conflict Location e Event Data Project, riferiscono di oltre 57.000 morti.

Il sostegno possibile a Msf. Per sostenere le attività mediche nei contesti di guerra, MSF ha lanciato la campagna di raccolta fondi “Cure nel cuore dei conflitti”: fino al 30 novembre si possono donare 2 euro con SMS da rete mobile, 5 o 10 euro con chiamata da rete fissa al numero 45598, oppure online sul sito.
 


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Mario Calabresi
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