ROMA – Solo nel 2018, nello Yemen, almeno 729 bambini hanno perso la vita o sono rimasti feriti a causa dei bombardamenti aerei condotti dalla Coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti, responsabile, nello stesso arco di tempo, anche di 15 raid contro scuole e ospedali. Si tratta di quasi la metà dei 1689 bambini uccisi o feriti nel conflitto l’anno scorso.  

Un’occasione perduta di Guterres. Lo rivelano i dati del nuovo Rapporto delle Nazioni Unite sui bambini e i conflitti armati, nella cui annuale “lista nera” – sottolinea con preoccupazione Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – la Coalizione non è stata inserita nonostante le gravi violazioni dei diritti dei bambini dello Yemen di cui si è resa responsabile. Con il mancato inserimento della Coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti nella “lista nera” il Segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha perso l’opportunità di mettere la Coalizione davanti alle proprie responsabilità.

Eppure l’ONU aveva documentato gli attacchi. “Le Nazioni Unite hanno documentato accuratamente gli attacchi spaventosi perpetrati contro i bambini yemeniti da parte di tutte le parti in conflitto, eppure il Segretario Generale non ha inserito la Coalizione nella lista dei responsabili per tutte le gravi violazioni contro i minori perdendo l’occasione di chiedere conto alla Coalizione dell’ennesimo anno di bombardamenti sui bambini nelle loro case e nelle loro scuole. Questa decisione dimostra che il Segretario Generale ha anteposto la politica ai bambini e che gli Stati che hanno amici potenti possono cavarsela con l’impunità sebbene distruggano le vite dei bambini”, ha dichiarato Mohamad Al Asmar, Direttore Advocacy Media e Comunicazione di Save the Children per il Medio Oriente.

Una “lista nera”, che comprende 63 parti in conflitto nel mondo. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha presentato il nuovo Rapporto annuale sui minori nei conflitti armati, documentando le gravi violazioni dei diritti dei bambini che vivono in aree di conflitto. Gravi violazioni che comprendono le uccisioni e le mutilazioni, il reclutamento, i rapimenti, gli abusi sessuali, la negazione dell’accesso agli aiuti umanitari e gli attacchi contro scuole e ospedali. Nell’allegato del rapporto annuale di quest’anno, la Coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti è elencata per l’uccisione e la mutilazione dei bambini, ma non per gli attacchi contro scuole e ospedali indicati nel rapporto stesso. Inoltre, sottolinea Save the Children, all’interno della “lista nera”, che quest’anno comprende i nomi di 63 parti in conflitto in tutto il mondo, la Coalizione è inserita in una sezione più leggera, tra gli attori che “hanno messo in atto misure volte a migliorare la protezione dei minori”. Tuttavia, secondo l’Organizzazione, il rapporto stesso dimostra chiaramente che qualunque misura la Coalizione possa aver messo in atto non si è dimostrata efficace.

Il sostegno di Save The Children alle famiglie colpite. Il rapporto è stato lanciato all’indomani di un attacco che ha colpito un mercato affollato, nel nord dello Yemen, in cui hanno perso la vita 14 persone, tra cui 4 bambini, mentre altri 11 minori rimasti feriti sono stati curati in un vicino ospedale sostenuto da Save the Children. Lo staff dell’Organizzazione ha riferito di aver visto bambini terrorizzati dal dolore, che cercavano disperatamente i propri genitori. “Ero al mercato con i miei amici. È successo tutto così in fretta, non so se sono morti o se siano ancora vivi”, è la testimonianza di Ali*, di 12 anni, che ha ricevuto le cure assieme a quattro dei suoi fratelli. I team di Save the Children stanno attualmente fornendo il supporto di cui hanno bisogno ai bambini colpiti e alle loro famiglie, assicurando loro il sostegno psicosociale e il trasporto per raggiungere le strutture dove poter ricevere le cure necessarie.

“Uno schiaffo in faccia alle vittime yemenite”. “Mentre le altre parti in conflitto in Yemen sono menzionate nella lista secondo le violazioni commesse  – ha proseguito Mohamed – la decisione di non inserire la Coalizione a guida saudita appropriatamente non è solo uno schiaffo in faccia alle vittime yemenite, ma è anche un duro colpo per la credibilità delle Nazioni Unite come forza in grado di mettere le parti in conflitto davanti alle proprie responsabilità. Ciò dovrebbe innescare un forte sdegno pubblico per chiedere al Segretario Generale di rivedere la sua decisione. Circa 420 milioni di bambini in tutto il mondo vivono in aree colpite da conflitti, e affrontano ogni giorno il rischio di essere uccisi o rimanere feriti, soffrono la fame, sono costretti a interrompere gli studi perché è troppo pericoloso andare a scuola. Questa guerra sui bambini deve essere fermata e un modo per farlo è quello di richiamare gli autori alle proprie responsabilità. Inserirli nella lista nera delle Nazioni Unite è un passo importante, e questa è un’occasione mancata”.

Ma la coalizione saudita non ì l’unica. La Coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti non è l’unico attore che è stato nominato ma non ritenuto pienamente responsabile nel Rapporto annuale 2018 delle Nazioni Unite, sottolinea Save the Children. L’anno scorso 927 bambini sono stati uccisi e 2.135 sono rimasti feriti in Afghanistan in seguito ad azioni condotte dalle diverse parti in conflitto, ma nonostante ciò non tutte sono state inserite nella lista delle Nazioni Unite. Anche nei Territori Palestinesi Occupati, sebbene le Nazioni Unite abbiano documentato gravi violazioni contro i bambini, le parti in conflitto non sono state inserite in lista nel rapporto di quest’anno.

L’esortazione al segretario generale. Secondo Save the Children, il Segretario Generale sta proseguendo in una preoccupante tendenza a schermare le responsabilità di forze armate statali o internazionali. L’Organizzazione esorta quindi il Segretario Generale a pubblicare un elenco completo degli autori delle violazioni sia nel rapporto di quest’anno che in quelli futuri, per compiere un importante passo avanti per garantire che i responsabili cessino di perpetrare gravi violazioni contro i diritti dei bambini. Le decisioni sull’inserimento in lista dovrebbero esclusivamente basarsi sulla serie di violazioni credibili e verificate dalle Nazioni Unite, e non su pressioni di natura politica. L’attuazione di un piano d’azione delle Nazioni Unite per affrontare e prevenire gravi violazioni nei confronti dei bambini deve infine rimanere l’unica opzione formale per poter rimuovere una parte in conflitto dalla “lista nera”.


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