ROMA – Lo scontro nello Yemen è un’atrocità senza fine, che ha bloccato ogni attività economica e condanna gli innocenti alla fame. L’ultimo appello a fermare le armi viene dal World Food Programme (Wfp), il cui direttore esecutivo David Beasley ha appena visitato il Paese: “Solo con la pace sarà possibile far riprendere l’economia, far tornare la moneta sotto controllo e ricominciare a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici, così che le persone possano avere il denaro di cui hanno bisogno per comprare cibo e altri beni di prima necessità”, ha detto l’alto funzionario.

Bambini ridotti pelle e ossa. “Ho il cuore a pezzi dopo quello che ho visto all’ospedale di Hodeidah”, ha detto Beasley. “Bambini piccoli, così malnutriti che sono poco più di pelle ed ossa, con a malapena la forza di respirare. In nome di un sentimento di umanità, faccio appello urgente a tutte le parti in conflitto perché pongano fine a questa orrenda guerra. I bambini devono vivere, le persone devono poter ricostruirsi una vita”. Il Wfp fornisce assistenza alimentare a 7-8 milioni di persone, ma non basta, e si prepara a potenziare le sue operazioni, così da fornire cibo ai 12 milioni di persone coinvolte nel conflitto.

Ma gli aiuti da soli non bastano. Seguendo gli impegni presi alla Conferenza dei donatori di aprile, l’Italia ha appena messo a disposizione degli aiuti cinque milioni di euro, di cui 1,5 andranno proprio al Wfp, altrettanti al Comitato internazionale della Croce Rossa e due milioni all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Ma sarà difficile che gli aiuti da soli possano cambiare la situazione sul terreno, senza passi avanti politici. Una prima schiarita è stata oggi l’impegno del governo saudita a seguire gli sforzi verso la pace dell’inviato delle Nazioni Unite, aprendo quindi la possibilità di accesso agli aiuti umanitari nel paese devastato. I militari della coalizione a guida saudita hanno anche fermato l’offensiva sulla città portuale di Hodeidah, ma per ora non si parla di cessate il fuoco formalizzato.

La strage di civili provocata dai droni decollati da Gibuti. Intanto i combattimenti fra la coalizione sunnita e i ribelli sciiti non hanno interrotto le operazioni degli Usa con i droni contro i jihadisti di Aqap, Al Qaeda nella penisola arabica: secondo l’Associated Press l’amministrazione Trump ha persino incrementato le missioni dei velivoli a pilotaggio remoto dalla base di Gibuti. I calcoli dell’agenzia parlano di 176 missioni negli ultimi due anni, contro le 154 degli otto anni dell’era Obama. Ma il dato più significativo è quello delle vittime innocenti: secondo i calcoli dell’Ap, su 88 persone uccise dai Predator quest’anno, almeno 30 erano civili senza collegamenti con Aqap, oppure militari governativi. Il bilancio approssimativo degli scontri fra coalizione a guida saudita e ribelli Houthi, però, ha già raggiunto quota 57mila vittime, e parecchie migliaia sono le vittime della carestia che ha colpito il Paese devastato dalla guerra.


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Mario Calabresi
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