ROMA. “Ci sono ancora centinaia di donne abusate che non vengono salvate, ma la mia missione è provare a cambiare le cose”. La determinazione e la forza traboccano dalle parole di Zainab Fayez, prima, e per ora unica, donna afghana che lavora come pubblico ministero nel tribunale della provincia meridionale di Kandahar. Nel suo ufficio, non senza insidie e difficoltà, cerca di portare avanti i casi di donne che vengono picchiate, violentate, massacrate fisicamente e psicologicamente.

Nonostante in Afghanistan sia in vigore la legge per l’eliminazione della violenza sulle donne, la EVAW, emanata nel 2009 dall’allora presidente Hamid Karzai, la situazione è ancora molto complessa. “Molte donne hanno paura di denunciare e spesso chi va alla polizia viene mandata via – spiega Zainab, laureatasi nel 2013 alla facoltà di giurisprudenza della Sharia a Kabul. “La polizia si appella al cavillo della mediazione familiare. Praticamente, dicono alla donna che deve risolvere la situazione parlando con la sua famiglia, ma questa è chiaramente una violazione della legge EVAW”.

Alla sua scrivania arrivano ancora pochi casi, ma quelli che hanno superato tutte le barriere burocratiche e gli ostacoli delle autorità sono stati risolti. “Dal 2015 a oggi, ho fatto imprigionare 26 uomini accusati di violenza – ha raccontato Zainab, che fino ai dieci anni non ha potuto studiare perché nel suo villaggio, Shinya, i talebani avevano vietato alle “femmine” di avere un’educazione – ma i casi risolti sono 67″. Molte di queste donne sono riuscite ad allontanarsi dal proprio aguzzino e a ricominciare una nuova vita. Come Shamila, che ha combattuto al fianco di Zainab per ottenere giustizia e ora fa l’insegnante in una scuola elementare.

“Voglio aiutare la prossima generazione di donne a fare il mio stesso lavoro. Abbiamo bisogno vincere questa sfida e dobbiamo lavorare duramente negli organi di giustizia per punire gli uomini violenti. Nello stesso tempo, però – ha detto ancora Zainab, madre di due figlie – è necessario educare le donne a riconoscere la violenza, incoraggiarle a raggiungere gli organi della giustizia, incoraggiarle a esprimersi in ogni modo vogliano”.

L’obiettivo di Zeinab è far comprendere alle donne che possono davvero sfidare la mentalità talebana e, come lei, fare qualunque lavoro, anche le poliziotte. “Se ci fossero donne in polizia, le denunce sarebbero di più e più facili” ha detto ancora la PM afghana che collabora anche con il governo sulle politiche di genere. La situazione nella provincia di Kandahar è ancora molto instabile. I talebani controllano ancora molte zone e nell’ultimo periodo hanno chiuso ben 120 scuole vietando a nuove generazioni di bambine di avere un’educazione. “C’è ancora tanto da lavorare e tanto da dire sui diritti delle donne, ecco perché per il 25 novembre (domani ndr), ho organizzato una conferenza a Kandahar per parlare di questi problemi”.
 


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Mario Calabresi
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