NON C’E’ PACE per Facebook, travolta da un’inchiesta esplosiva del New York Times che ha rivelato come Facebook abbia assoldato la Difiners, una società di analisi di orientamento repubblicano, per screditare i manifestanti attivisti anti Facebook, collegandoli al finanziere George Soros. Una scatenata campagna lobbistica di Mark Zuckerberg e soprattutto del suo vice Sheryl Sandberg per difendersi dagli scandali sulle interferenze russe e su Cambridge Analytica.

Ebbene, Zuckerberg ha tenuto una riunione a giugno con i 50 top manager dell’azienda, a cui ha spiegato che Facebook è “in guerra” e che quindi la compagnia sarà gestita di conseguenza. Il retroscena è del Wall Street Journal, che cita diverse persone a conoscenza dei fatti. In tempo di pace, ha detto secondo le fonti il “numero uno” del colosso di Menlo Park, i dirigenti possono garantire che tutti seguano le decisioni chiave, ma con la società sotto assedio da politica, investitori e utenti insoddisfatti Zuckerberg ha spiegato che è necessario agire in modo più deciso. Secondo il Ceo, Facebook ha reagito troppo lentamente in situazioni difficili e ha richiesto ai manager di alto livello di “accelerare” la risoluzione di problemi, come la crescita lenta della base degli utenti e la sicurezza della piattaforma. Il nuovo approccio di Zuckerberg ha causato “un subbuglio senza precedenti” ai vertici dell’azienda, tanto che diversi dirigenti hanno lasciato il posto di lavoro. Secondo il Wsj, sono emersi anche contrasti tra Zuckerberg e la direttrice operativa del gruppo, Sheryl Sandberg.

Poche finora le reazioni dei capitani della Silicon Valley. Tra queste quella dell’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, intervistato dal sito web Axios. Dopo i recenti scandali per violazione della privacy e le pressioni politiche sulla rivale Facebook, Cook conclude che nel settore tech “il libero mercato non funziona” e i politici interverranno. “In linea generale, non sono un grande fan della regolamentazione”, ha detto Cook. “Sono un grande sostenitore del libero mercato. Ma dobbiamo ammettere quando il mercato libero non funziona. E in questo caso non ha funzionato. Penso che sia inevitabile che ci sarà un certo livello di regolamentazione. Penso che il Congresso e l’amministrazione a un certo punto approveranno qualcosa”.

 


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Mario Calabresi
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